piemontesi

 

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Autori: Un gruppo di insegnanti della scuola media di Ciriè.

 

Dite la vostra

 

Tratto dalla Stampa Torino Sette   Giovedì 13  Venerdì19 Maggio 2011

Lo dico a Torino sette

 

Siamo alcuni degli insegnanti che hanno aderito, nei passati anni scolastici, al progetto della Regione Piemonte  Piemontese, lingua d’europa. Tale progetto prevedeva l’intervento di un docente di lingua piemontese, per un totale di 10 ore annue per classe. Le lezioni vertevano su argomenti che spaziavano dalla grammatica piemontese alla storia della regione, alle tradizioni popolari ( dalla cucina, al ballo, alle canzoni). Sempre veniva sottolineato il confronto linguistico tra piemontese, italiano e altre lingue europee. La bravura, la preparazione e la passione del docente, signor Dario Felician, riuscivano a coinvolgere anche  allievi provenienti da altre regioni o da altri Stati. Quest’anno l’associazione Nostre Reis che teneva il corso, ci ha informato dell’impossibilità di continuare l’attività a causa dei tagli effettuati dai finanziamenti regionali dei Progetti culturali per l’anno scolastico 2010 - 2011. Ne siamo molto dispiaciuti poiché ritenevamo il Progetto molto valido didatticamente e utile ai nostri allievi per conoscere le loro radici e la regione in cui vivono. Tra l’altro, una delle scuole del nostro Istituto, è intitolata a Nino Costa.
Pensiamo che progetti come questo non andrebbero tagliati, soprattutto da una Amministrazione che fa della valorizzazione del territorio e della cultura locale, una delle sue bandiere
 Fine

 

Dite La Vostra Ma Prima… Lasciatemi Dire La Mia

 

Innanzi tutto, come insegnante di musica, provo un grande rammarico per non aver insegnato in una scuola con colleghi di quella mentalità. C’è stato un periodo, nella mia carriera scolastica, in cui mi sono trovato a che fare con gente di quello stampo provando così nel mio lavoro, grandi soddisfazioni ma poi, per ragioni che certo non sto a menzionare, mi sono trovato in posti dove, non solo la cultura, la ricerca delle proprie origini e tradizioni, ma la musica in genere, è stata sempre ostacolata… Figuriamoci poi, quando facevo suonare ai ragazzi ad esempio, Piemontesina Bella che tra l’altro oltre che trattare una melodia piacevole e orecchiabile, si dava una bella panoramica d’insieme su quello che era la vita a Torino all’inizio del ’900.

 

La musica classica, se è bella e indovinata, rimane un lavoro come dire, immortale; la canzone non ha questa pretesa, ma rimane come una foto che immortala un’epoca ed un ambiente che, come tutte le cose, è destinato a mutare e per questo, ancora più preziosa. Una foto ti fa vedere le persone messe in posa, ma la canzone ti fa vivere le loro stesse emozioni (almeno in parte); emozioni che vivevano le persone di quel periodo storico, che non potrà mai più essere ripetuto. Ogni persona è un micro universo, irripetibile, e così anche una epoca storica e ancora di più, un ambiente circoscritto magari in una città che rimane un micro mondo con tutti i suoi annessi e connessi. Quel tale che disse, ad unità d’Italia avvenuta: “Abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani”, a mio avviso, disse una grande “min…..ta”, perché questo significava schiacciare come una macchina pista pere (per usare un termine piemontese) tutto quel micro mondo italico fatto di proverbi, barzellette, canti popolari  di cui la nostra penisola era ricchissima, dalle Alpi, fino all’estremo meridione ecc.

 

Oggigiorno siamo succubi di una strana mentalità che favorisce chi viene da fuori, il che sarebbe giustissimo perché la vera Patria di ognuno, è il mondo intero ma nello stesso tempo, che mette alle strette i nativi autoctoni e questo….non va bene. E' davvero impossibile favorire chi viene da fuori, affinché si senta a suo agio, e nello stesso tempo, favorire anche chi già sta dentro? (sempre gli autoctoni) in modo che tutti possano vivere felici e contenti?.  Ricordo di aver letto su un quotidiano ( mi dispiace di averlo perso altrimenti lo avrei pubblicato in questo Sito) di un napoletano disoccupato con 5 figli da mantenere, il quale, non ricevendo nulla dallo Stato, andò presso l’Ambasciata del Biafra, se ricordo bene (comunque di un Paese del terzo mondo) a chiedere la cittadinanza di quel Paese. Secondo il suo ragionamento, come straniero disoccupato, avrebbe ottenuto un qualche sussidio dallo Stato per poter sfamare i suoi figli... non so più come sia finita.

 

Mi permetto di dare qualche suggerimento al fine di evitare queste situazioni da Commedia Pirandelliana, dove la dirigenza non ci fa tanto una bella figura: continuare si, a dare aiuti a gente straniera che si trova nel bisogno perché questo è molto umano e sicuramente, ci fa molto onore, ma nello stesso tempo aiutare anche, in modo essenziale e completo, chi si trova nel bisogno anche se non è straniero, perché anche questo sarebbe molto umano e, soprattutto saggio…. senza escludere la parte culturale in quanto sappiamo che l’uomo “non è fatto per vivere come un bruto, ma per seguir virtu e conoscenza”…. Della parola tagli, quasi ne ho la nausea…Possibile che non ci siano altri settori, completamente inutili, da tagliare  nel nostro Paese?....Volendo, potrei farne un lungo elenco

 

Prego…dite pure

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Giulio...

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